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sabato 15 dicembre 2018

Luigi Siviero | Dopo il Crepuscolo dei Supereroi


E' uscito il mio nuovo saggio sui fumetti intitolato Dopo il Crepuscolo dei Supereroi. Grant Morrison, Alan Moore e la British Invasion.

Breve descrizione del libro:
Negli anni Ottanta sembrava che "Watchmen" di Alan Moore e Dave Gibbons avesse incrinato in modo definitivo il mito del supereroe. Il suo impatto fu così dirompente da far credere che nei fumetti non ci sarebbe stato più posto per superuomini che non fossero folli, amorali o fascisti. Lo sceneggiatore Grant Morrison si oppose a questa deriva crepuscolare del genere supereroistico, intraprendendo nelle sue opere un percorso di rielaborazione e riflessione che gli permise di dare nuovamente senso alla figura del supereroe. In "Dopo il crepuscolo dei supereroi" vengono presi in esame fumetti di Morrison ormai diventati dei classici, come "Animal Man", "Arkham Asylum", "Doom Patrol" e "JLA". Il libro contiene un'analisi di questi e di altri fumetti, nella quale i fumetti supereroistici di Morrison scritti nella prima metà della carriera dell'autore vengono collocati in una cornice coerente e unitaria.

Per il momento il libro è in vendita nel sito di Eretica Edizioni. Prossimamente sarà distribuito da directBOOK e potrà essere acquistato su Amazon e da altre parti.

giovedì 27 luglio 2017

Sherlock Holmes. L'avventura nei fumetti


Sherlock Holmes. L'avventura nei fumetti è il titolo del mio nuovo libro pubblicato da ProGlo - Prospettiva Globale.

Sherlock Holmes. L'avventura nel fumetto è un viaggio nel mondo sterminato e labirintico di parole e immagini nel quale Sherlock Holmes ha vissuto per più di un secolo. Dalle strisce classiche di Chester Gould e Elzie C. Segar alla British Invasion di Alan Moore, dalla nascita dei comic book all'invenzione delle graphic novel, dai Peanuts di Charles M. Schulz alle avventure dei supereroi della Marvel e della DC Comics, da Dylan Dog a Detective Conan, Sherlock Holmes è stato una presenza pressoché costante nel fumetto americano e mondiale.
Questo libro non è solo un'appassionante ricostruzione dell'utilizzo della figura di Sherlock Holmes nei fumetti da una prospettiva storica, ma anche uno strumento per addentrarsi in importanti questioni fumettistiche e extra-fumettistiche.
Cosa sono le graphic novel? Quali caratteristiche ebbe la British Invasion? Che tipi di fumetti venivano pubblicati nei comic book delle origini prima che gli editori americani adottassero il Comics Code? Analizzando questi fenomeni dall'angolazione di Sherlock Holmes si ottengono risposte fresche e interessanti.
Prendere in considerazione le centinaia di apparizioni di Sherlock Holmes in maniera così capillare ed esaustiva permette anche di osservare da un punto di vista privilegiato i meccanismi della produzione culturale, la dicotomia fra originalità e imitazione e la diffusione di idee e stili.

Il libro può essere acquistato su Amazon e negli altri negozi in rete, nel sito della casa editrice ProGlo e nelle fumetterie.

Recensioni:
Carlo Martinelli sul quotidiano Trentino.
Luigi Pachì su Sherlock Magazine.

Il libro in rete:
Il sommario.
I paragrafi 7.7.4 e 7.7.4.1 (Sherlock Holmes nei fumetti criminosi del dopoguerra).
Il paragrafo 8.7.1 (Peanuts di Charles M. Schulz).
Alcuni brani dei paragrafi 10.2, 10.3 e 10.4 (Batman e Sherlock Holmes).

martedì 29 ottobre 2013

Dall'11 settembre a Barack Obama: il sommario

Di seguito c'è il sommario del mio nuovo libro intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti (Nicola Pesce Editore).
Capitolo 1
Premessa
1.1 11 settembre: dove e quando
1.2 Il nesso fra l'11 settembre e la Guerra al Terrore
1.3 La portata della Guerra al Terrore
1.4 Prima dell'11 settembre
1.5 Problemi di linguaggio
1.6 Editorial cartoon e vignette
Capitolo 2
L'11 settembre
2.1 Storia editoriale dei fumetti dedicati agli attentati dell'11 settembre 2001
2.2 La reazione immediata degli autori di fumetti
2.3 I nuovi eroi
2.4 I supereroi in crisi
2.5 11 settembre: una tragedia di tutti?
2.6 La ricostruzione delle Torri Gemelle
Capitolo 3
Prima dell'11 settembre
3.1 Il passato delle Torri Gemelle
3.2 L'Afghanistan prima dell'11 settembre
3.3 L'invasione dell'Afghanistan in Watchmen
3.4 Il passato dell'Afghanistan in altri fumetti di finzione
3.5 L'Iraq prima dell'11 settembre
3.6 La famiglia Bush
3.7 L'11 settembre e la globalizzazione verticale
3.7.1 Capire Israele in 60 giorni (e anche meno)
3.7.2 Il Cavaliere Oscuro di Frank Miller: dalla Guerra Fredda all'11 settembre
3.7.3 Il tempo non si ferma per nessuno
3.7.4 La rimozione del Vietnam
3.7.5 La globalizzazione della tortura
3.7.6 Un caso di globalizzazione verticale verso il futuro della forma-nuvola
Capitolo 4
Propaganda e menzogna dal linguaggio politico al linguaggio del fumetto
4.1 Il linguaggio del governo americano e dei mass media dopo l'11 settembre
4.2 Stan Lee e la giustizia di frontiera
4.3 Un caso di linguaggio simbolico: la bandiera degli Stati Uniti
4.4 Manipolazione del linguaggio ne L'ombra delle torri di Art Spiegelman
4.5 Julian Assange
4.5.1 Il mito della caverna
4.5.2 Collateral Murder
4.5.3 Linguaggio e verità
4.6 La menzogna in politica e nei mass media
4.7 Doonesbury e l'11 settembre come giustificazione
4.8 The Boondocks: la guerra del bene contro il male
4.8.1 La malvagità dei terroristi in una striscia di Doonesbury
4.9 69/11: la libertà messa alla prova
4.10 Questa è una guerra di estremi che si fronteggiano. Ma le storie stanno nel mezzo
Capitolo 5
L'11 settembre e la Guerra al Terrore nei fumetti di cronaca
5.1 Premessa
5.2 I segreti del Quai d'Orsay di Christophe Blain e Abel Lanzac
5.2.1 La politica internazionale di inizio millennio raccontata dall'interno dei palazzi del potere
5.2.2 La cosa più importante: il linguaggio
5.2.3 Il linguaggio del fumetto
5.2.4 “Tintin” è musica. “Tintin” è una sinfonia
5.2.5 I monologhi del Ministro
5.2.6 Un fumetto sulle miserie umane
5.2.7 De Worms da re a suddito
5.2.8 L'approvazione della risoluzione 1441
5.2.9 Il Nigergate
5.2.10 Le giustificazioni giuridiche della Guerra in Iraq: il punto di vista del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
5.2.11 L'improvvisa minaccia di veto della Francia
5.2.12 Un uomo chiuso nella sua torre d'avorio
5.3 Joe Sacco in Iraq
5.4 Altri giornalisti embedded
5.5 Il rapporto illustrato della Commissione sull'11 settembre
5.6 The Big Lie di Rick Veitch
5.7 L'ombra delle Torri di Art Spiegelman
5.8 I miei vicini di Dorchester di Greg Cook
5.9 Ted Rall in Afghanistan
Capitolo 6
L'11 settembre e la Guerra al Terrore nei fumetti di supereroi
6.1 La militarizzazione dei supereroi nell'era Bush
6.2 Capitan America di John Ney Rieber e John Cassaday
6.2.1 La rappresentazione degli attentati dell'11 settembre
6.2.2 La vendetta
6.2.3 La teoria del contraccolpo
6.2.4 L'inconsapevolezza delle colpe dell'impero
6.2.5 Perché Capitan America svela al Mondo la sua identità segreta
6.2.6 Un nuovo linguaggio a stelle e strisce
6.3 Ultimates di Mark Millar e Bryan Hitch
6.4 Civil War
6.5 L'Iniziativa
6.6 Garth Ennis
6.6.1 The Pro e The Boys
6.6.2 Punisher MAX
6.7 Ex Machina di Brian K. Vaughan e Tony Harris
6.8 New X-Men di Grant Morrison
6.9 Warren Ellis
6.9.1 Iron Man: Extremis
6.9.2 Black Summer
6.10 Iron Man di Daniel e Charles Knauf
6.11 Capitan America di Ed Brubaker
6.12 Sacro terrore di Frank Miller
6.13 L'invasione di Stati fittizi
6.14 Militarizzazione dei supereroi nell'era Bush
6.15 Altri fumetti di supereroi dell'era Bush
6.16 La Guerra al Terrore nei fumetti di supereroi dopo l'elezione di Barack Obama
6.17 I militari diventano supereroi
6.18 Supereroi musulmani dopo l'11 settembre
6.19 I supercriminali diventano superterroristi
6.20 Figli di Watchmen o figli dell'11 settembre?
6.21 Dalla crisi morale dei supereroi sboccia All Star Superman
Capitolo 7
La Guerra al Terrore negli altri fumetti di finzione
7.1 Doonesbury di Garry B. Trudeau
7.1.1 Alcuni fumetti satirici
7.2 I militari nei fumetti di finzione
7.2.1 Il giudizio morale sui soldati in Iraq
7.3 DMZ
7.4 Settantadue vergini
7.5 L'esecuzione di ostaggi
7.6 Le mine antiuomo in Afghanistan
7.7 Lo Zoo di Baghdad
7.8 Julia
7.9 Non per la gloria

Capitolo 8
Gli Stati canaglia
8.1 L'Asse del Male
8.2 L'Iran
8.3 La Corea del Nord
8.4 War Heroes di Mark Millar e Tony Harris



Capitolo 9
Il conflitto arabo-israeliano
9.1 La nascita di Israele e il passato del conflitto arabo-israeliano nei fumetti di cronaca
9.2 Israele negli anni Zero
9.3 Punti di contatto fra 11 settembre, Guerra al Terrore e conflitto arabo-israeliano
9.3.1 George W. Bush romperà il culo ai Palestinesi
9.3.2 Israele, America e Gran Bretagna: i tre pilastri del male
9.3.3 La Guerra al Terrore e i finanziamenti di Saddam Hussein ai Palestinesi
9.4 La Guerra in Cecenia



Capitolo 10
Il mondo dei fumetti incontra la realtà
10.1 Premessa
10.2 Enzo G. Baldoni
10.3 Il caso delle vignette danesi su Maometto
10.3.1 Il divieto di raffigurare gli esseri viventi nella religione islamica
10.4 Un fumetto dello United Nations Population Fund (UNFPA)
10.5 I fumetti della Marvel per l'esercito americano
10.6 Fumetti di propaganda
10.7 Arteterapia a fumetti
10.7.1 Un caso di disturbo post-traumatico da stress in Doonesbury
10.8 Problemi di censura
Capitolo 11
Barack Obama
11.1 Capitan Obama I
11.1.1 Da Capitan Obama a Superman Obama
11.1.2 Barack Obama e Spider-Man
11.1.3 L'Obamania nei fumetti
11.1.4 Hope
11.1.5 Obama in Doonesbury
11.1.6 L'uccisione di Osama bin Laden
11.2 Capitan Obama II
11.3 12 settembre
Capitolo 12
Conclusioni
Appendice
Intervista a Matteo Casali
Bibliografia
Ringraziamenti

martedì 8 ottobre 2013

Dall'11 settembre a Barack Obama - La storia contemporanea nei fumetti


Nicola Pesce Editore pubblicherà il mio nuovo libro intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama - La storia contemporanea nei fumetti. Il saggio sarà in vendita a Lucca Comics & Games e successivamente nelle fumetterie. Credo che sarà prenotabile nei negozi di fumetti quando uscirà il prossimo numero del catalogo Anteprima.

Nel libro ci saranno anche delle interviste inedite a Selene Biffi e Matteo Casali. L'intervista a Casali sarà pubblicata in rete come anteprima del libro.

Il libro avrà 400 pagine e costerà 19,90 euro.
Per il momento può essere ordinato presso la casa editrice (le spedizioni verranno effettuate dal 5 novembre).

La descrizione dal negozio online dell'editore:
"Un volume che osserva come siano stati affrontati dai fumetti temi caldi come l’11 settembre, la Guerra al Terrore, l’elezione di Barack Obama e tutto ciò che ne è conseguito, analizzando il rapporto tra il presente storico e l'immaginario a strisce. Il fumetto è un medium fresco, che giunge tra le mani di una larga fetta della popolazione, raggiungendo anche chi non legge i giornali e non guarda la televisione, rappresentando per lui la prima forma di rappresentazione del reale, guidando idee e scelte. I supereroi hanno collaborato diverse volte con Bush o con Obama, alcuni di essi dando la caccia ai terroristi, altri vedendo l’altra faccia della medaglia della Guerra al Terrore. In questo senso entra in gioco un'ottica di responsabilità dell'autore nel rapporto tra intrattenimento e cronaca, con scelte narrative (e politiche) consapevoli nel trasportare la realtà sulla tavola disegnata. Un corposo saggio denso ed esaustivo firmato da Luigi Siviero, dopo il tutto esaurito del volume Dylan Dog e Sherlock Holmes: Indagare l’incubo."

mercoledì 26 maggio 2010

Questo blog non esiste più!

Vi piacerebbe, eh?

E invece ho solo cambiato indirizzo:

http://house-of-mystery.blogspot.com/

Tutto l'archivio del vecchio House of Mystery è stato clonato (commenti compresi).


Restano inalterati (spero) i collegamenti con

Twitter
http://twitter.com/LuigiSiviero

Facebook
http://www.facebook.com/pages/House-of-Mystery/151242860897

Friend Feed
http://friendfeed.com/houseofmystery

martedì 25 maggio 2010

Per l'ennesima volta...

Questo blog si chiama House of Mystery, non Fumetti di Carta.

Cosa dice il pesce??

Lo avevo scritto in un post.

Lo ho scritto anche in un box nella colonna di destra.

Perché quasi tutti sbagliano e lo chiamano Fumetti di Carta???

giovedì 13 maggio 2010

L'Iraq di Garth Ennis


Nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi è stato pubblicato un mio saggio dedicato a Hitman di Garth Ennis e John McCrea.

Link utili:
Blog della casa editrice Edizioni XII.
Gli autori del libro.
Indice del mio pezzo.

Vi faccio leggere il paragrafo 6.3.2

Clicca qua per leggere il paragrafo 6.3.1

6.3.2 Iraq
Il 2 agosto 1990, l’Iraq invase il Kuwait accampando un antico diritto di sovranità sul territorio occupato dal piccolo Stato che si affaccia sul Golfo Persico. La reazione degli Stati Uniti, che temevano un’estensione del conflitto alla vicina Arabia Saudita con ripercussioni sui loro interessi petroliferi nell’area, fu immediata: poche ore dopo avere appreso la notizia dell’invasione del Kuwait, i diplomatici statunitensi e kuwaitiani convocarono il Consiglio di Sicurezza dell’onu che condannò l’invasione voluta
da Saddam Hussein e chiese il ritiro delle truppe irachene.
Nei mesi successivi gli Stati Uniti schierarono nel Golfo Persico più di 700.000 soldati, dapprima per difendere l’Arabia Saudita dalle mire espansionistiche di Saddam Hussein e successivamente per attaccare l’Iraq. L’operazione Desert Storm, condotta da una coalizione di 35 Stati, guidata dagli Stati Uniti e composta, tra gli altri, da Gran Bretagna, Italia e Francia, iniziò il 16 gennaio 1991 e si concluse il 28 febbraio. La disparità fra le forze in campo fu tale che gli Stati Uniti riuscirono a bombardare l’Iraq per un mese senza incontrare mai alcun tipo di opposizione da parte dell’aviazione irachena, e la campagna di terra durò solo un centinaio di ore.
In Hitman Ennis evidenzia l’assenza di un vero scontro frontale fra le truppe della coalizione e l’esercito iracheno. La guerra del Golfo è la guerra della pioggia di missili su una lontana Baghdad, che i soldati della coalizione videro solo dagli aerei, sui radar o addirittura in televisione, e del fuoco amico, che per errore uccideva i commilitoni.
Ennis recupera questi due elementi quando scrive una storia1 nella quale Tommy Monaghan e Natt il Cappello partecipano al conflitto. Per errore l’aereo da trasporto fa sbarcare i due personaggi in mezzo al deserto, a cento miglia di distanza dal teatro dei combattimenti; in piena notte, e convinti di essere in una zona di guerra, Tommy e Natt si imbattono in un gruppo di soldati della SAS e, scambiandoli per un plotone della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, li uccidono.
L’episodio di fantasia rispecchia quello che successe a quasi tutti i soldati inviati veramente nel Golfo Persico, che furono così lontani dalla guerra da non essere riusciti a vederla a occhio nudo (prima parte del racconto, dove Tommy è perso nel nulla delle tenebre del deserto) e, quando vi si imbatterono, fu in molti casi per colpa del fuoco amico2.
Come possono emergere quelle figure tragiche tanto amate e rispettate da Garth Ennis in una guerra dove l’unico americano veramente vicino al teatro dei combattimenti era un inviato della CNN a Baghdad e dove le perdite della coalizione nei combattimenti ammontarono solamente a 213 soldati (a fronte delle ingenti perdite subite dagli iracheni)?
Lo sceneggiatore trova una risposta in un’altra storia della serie, l’Annual3 disegnato da Carlos Ezquerra. Tommy si reca in uno sperduto paesino del Texas dove ha occasione di chiacchierare con un reduce di guerra che è rimasto invalido. L’uomo racconta che, dopo la cessazione delle ostilità, stava perlustrando un’area sospetta assieme alla sua squadra. In base alle informazioni fornite dai suoi capi nello stabilimento dovevano esserci solo armi ordinarie e non le famigerate armi chimiche ma, mentre i soldati stavano setacciando il locale, da un bidone si sprigionò un gas giallo che li rese invalidi. Ritornato a casa, l’uomo fece richiesta di una pensione di guerra, ma l’esercito la negò perché era stato perso il foglio con l’ordine di perlustrazione: il soldato non doveva trovarsi nel luogo dell’incidente, quindi era colpa sua se era rimasto invalido.
L’episodio di fantasia può essere (simbolicamente) assimilato a quanto successe a 50.000 soldati statunitensi che, dopo la conclusione della guerra, contrassero la cosiddetta sindrome del Golfo, una malattia che attaccava il sistema immunitario ed era causa di gravi malformazioni nei loro figli. Il morbo è stato attribuito a un vaccino sperimentale che il Pentagono aveva somministrato indistintamente a tutti i soldati inviati nel Golfo Persico.
Nella guerra tecnologica i soldati non sono più in balia di generali che li mandano al macello in combattimenti impossibili e inutili, però subiscono lo stesso le conseguenze di decisioni scellerate prese dall’alto.

lunedì 10 maggio 2010

Garth Ennis e la battaglia del ponte Langstone


Nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi è stato pubblicato un mio saggio dedicato a Hitman di Garth Ennis e John McCrea.

Link utili:
Blog della casa editrice Edizioni XII.
Gli autori del libro.
Indice del mio pezzo.

Vi faccio leggere il paragrafo 6.3.1

6.3 La guerra
6.3.1 Introduzione
Il tema della guerra è affrontato da Garth Ennis, oltre che in molti fumetti dedicati in modo specifico all’argomento, anche in Hitman, dove l’autore parla della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra di Corea, che emergono in due racconti autobiografici di Sean Noonan, della Guerra del Golfo, alla quale parteciparono Tommy e Natt, della Guerra delle Falkland/Malvinas, di quella in Irlanda del Nord e dei molti conflitti anonimi che sono stati combattuti e si combattono in Africa.
Tra le fonti alle quali ha attinto Ennis per maturare il suo pensiero sulla guerra, è basilare la sequenza dell’esplosione del ponte Langstone ne Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone.



Tuco e il Biondo si imbattono in un battaglione nordista accampato lungo un fiume; i soldati stanno combattendo una serie infinita di sanguinose battaglie quotidiane contro i Sudisti, appostati sul versante opposto della valle, per conquistare un piccolo e inutile ponte di legno. Il capitano nordista confida a Tuco e al Biondo tutta la sua frustrazione e disperazione: “Stupido, inutile ponte. Una merda di mosca sulle carte dell’alto comando. E l’alto comando ha deciso che dobbiamo prendere la merda di mosca. Anche se dobbiamo crepare tutti”(1). E poi aggiunge, quando sente i primi spari che annunciano l’inizio di una nuova battaglia: “È il macello quotidiano che incomincia”.
Sono frasi che potrebbero essere scambiate per quelle che scrive Ennis nei suoi fumetti di guerra:
“I pezzi grossi ci tradiscono sempre. Questa è l’altra cosa che uno accetta quando presta giuramento: essere usato come carne da cannone. Procedura militare standard quando ci si trova di fronte a un avversario sconosciuto: spedirgli contro i soldati americani, e sperare che ci siano abbastanza sacchi di plastica per raccogliere i cadaveri”(2).

Continua qua:
6.3.2 - L'Iraq.
6.3.3 - L'Africa.

NOTE
(1) Sergio Leone, Il buono, il brutto, il cattivo, pea (Produzioni Europee Associate), Arturo González Producciones Cinematográficas, S.A, Constantin Film Produktion, Italia e Spagna 1966.
(2) Garth Ennis e John McCrea, Hulk Smash!, in Marvel Monster Edition: War World Hulk, Panini Comics, Modena, trad. it. Claudia Baglini, p. 187. Edizione originale: Garth Ennis e John McCrea, Hulk Smash! n. 2, Marvel Comics, New York 2001, p. 5.

martedì 27 aprile 2010

NeuroHabitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín




















NEURO HABITAT. CRONACHE DELL'ISOLAZIONISMO di Miguel Angel Martin
brossurato, b/n, 80 pag. euro 11,00 - Coniglio Editore - 2008

NeuroHabitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín è la cronaca della vita di un giovane esiliato di sua volontà in una casa refrattaria alle emozioni che cercano di penetrare dall’esterno. Non è un emarginato: la notte di capodanno riceve un messaggio telefonico da una ragazza che lo desidera e vorrebbe mostrargli la lingerie rosa. Potrebbe avere una fidanzata, la famiglia… e invece il suo eremitaggio nell’alveare di condomini metropolitani è una scelta ponderata che lo porta a cercare di allontanarsi dai rapporti con le cose fatte di carne, siano esse umane, animali o vegetali.

Martín racconta la cronaca di questo isolazionismo con uno stile essenziale, creando tavole in cui nemmeno una linea o una didascalia è lasciata al caso, e lo storytelling fluente mette a nudo le debolezze di un individuo che tenta inutilmente di mascherare crepe di vuoto e indecisione.
Fin dalla numerazione dei capitoli (pag. 5), fatta con il sistema binario, Martín offre degli spunti ai lettori. La numerazione binaria, utilizzata in informatica come linguaggio dei computer, fa pensare che la tecnologia deve avere un ruolo centrale, e infatti voltando pagina arriva l’immediata conferma. Nella prima tavola a fumetti (pag. 7) Martín descrive l’interno di un appartamento freddo (gelido) e spoglio, incominciando da un campo medio su un corridoio arredato unicamente con due lampade a muro, per poi indugiare sui dettagli di mouse, telecomando, altoparlanti, segreteria telefonica, telefonino e di un poster dei Magma (gruppo musicale che scrive i testi delle canzoni in una lingua artificiale chiamata kobaïano). Proprio un’incomprensibile canzone dei Magma, Theusz Hamtaahk, fa da sottofondo alle sei vignette che presentano al lettore l’appartamento.

L’asetticità, la mancanza di vita e la lingua kobaïana strana e inaccessibile fanno provare un sentimento di distanza e distacco dall’abitante della casa, una persona che usa la tecnologia come una sorta di barriera fra sé e l’esterno (“esterno” inteso tanto nel senso di altri personaggi del fumetto quanto del lettore). La scelta di ascoltare i Magma è sintomatico del modo di pensare dell’abitante della casa; nel primo album (Kobaïa, 1970) il gruppo francese di rock progressivo racconta la storia di alcune persone che scappano da una Terra destinata alla distruzione per stabilirsi sul pianeta Kobaïa, diventando un nuovo popolo, i Kobaïani, sradicato dal pianeta d’origine. Come i Kobaïani, anche l’alieno di Martín vuole lasciarsi alle spalle i terrestri.

Nelle due pagine successive (8 e 9) il lettore fa la conoscenza dell’individuo che vive nella casa spoglia e bianca come un ospedale. Sembra un marziano (o un kobaïano, se mai qualcuno è riuscito ad avvistarli), ma l’ipotesi extraterrestre va rigettata. Probabilmente Martín lo raffigura glabro, senza naso e con gli occhi da rettile affinché il lettore lo percepisca come uno straniero nel quale non trovare nulla di familiare. Consuma un pasto preconfezionato e plasticheggiante in stile McDonald, e un finto albero di Natale minimalista a forma di lisca di pesce crea un’atmosfera surreale e accentua la distanza dagli esseri viventi che stanno al di fuori della scatola/appartamento.

Nei capitoli successivi, a dispetto della voglia di isolarsi e di annullare i sentimenti traendo ispirazione dagli oggetti tecnologici con i quali si è circondato, l’alieno si mette continuamente in relazione con altri esseri viventi provando la più vasta gamma di emozioni. In tutti i brevi capitoli del fumetto ascolta, guarda o incontra fidanzate, serpenti, operatori del pronto soccorso, gatti, emitteri, genitori, fattorini, presentatrici televisive, prostitute e adolescenti asiatici asessuati. Ed ogni volta manifesta noia, curiosità, dispiacere, crudeltà, indifferenza, tristezza, gioia o ansia. Alla faccia del millantato isolazionismo!

L’alieno vive in bilico fra la voglia irrefrenabile di urlare la propria individualità e unicità e la presenza prepotente di una società massificata e omologante che si insinua sotto tutte le forme, dal cibo preconfezionato alla moda imposta dall’alto.
La vera beffa è che anche lui si è trasformato in modello da imitare e duplicare, trasformando il suo isolazionismo in qualcosa che il lettore può osservare, sezionare e studiare. O forse quello che a lui sembra un originale stile di vita non è altro che quello che succede a tutti i suoi simili (e di cui nessuno può venire reciprocamente a conoscenza) nella miriade di palazzi e grattacieli che lo circondano.

lunedì 12 aprile 2010

Il mio capitolo su Hitman nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi

Come detto in precedenza ho scritto un pezzo su Hitman per il libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi. Ritorno sull'argomento perché il libro è ordinabile su Anteprima n. 224 (in uscita a breve - domani? - in fumetteria). In alternativa lo trovate a Napoli Comicon allo stand di Nicola Pesce Editore/Golden Distribution.
Nel blog di Edizioni XII ci sono le schede di tutti gli autori del libro.

Il sommario del capitolo dedicato a Hitman:

6.1. Chi è Hitman
6.1.1 Storia editoriale
6.1.2 Il personaggio
6.1.3 I disegnatori di Hitman

6.2 Stile e struttura
6.2.1 Hitman nell’universo narrativo DC
6.2.2 L’apertura di Hitman a tutte le tematiche di Garth Ennis
6.2.3 Kathryn McCallister e Kathryn O’Brien
6.2.4 I tormentoni come aspetto della serialità
6.2.5 Un caso di costruzione della tavola: l’infanzia di Natt
6.2.6 Il gusto per le citazioni cinematografiche

6.3 La guerra
6.3.1 Introduzione
6.3.2 Iraq
6.3.3 Africa

6.4. I supereroi
6.4.1 Iconoclastia
6.4.2 Metanarrazione
6.4.3 Batman
6.4.4 Eroismo

6.5. Etica e politica
6.5.1 Premessa
6.5.2 Stato, CIA e corporazioni
6.5.3 Piccole comunità
6.5.4 Rivoluzione
6.5.5 Il cannibalismo
6.5.6 L’amore e l’amicizia

mercoledì 31 marzo 2010

Koren Shadmi nel sito Lo Spazio Bianco


Nel sito Lo Spazio Bianco è stato riproposto l'articolo su Koren Shadmi che avevo scritto un mese fa per il blog del festival Bilbolbul. Se vi era sfuggito ora non avete più scuse!

Il sito di Koren Shadmi.

martedì 30 marzo 2010

New York di Will Eisner (recensione)

New York di Will Eisner

Einaudi ha pubblicato nella collana Stile Libero il volume New York di Will Eisner, un grosso tomo di più di quattrocento pagine che raccoglie quattro distinte opere realizzate dall'autore americano fra il 1981 e il 1992.
I quattro fumetti, intitolati New York: La Grande Città (1986), Il palazzo (1987), City People Notebook (1989) e Gente invisibile (1993), hanno come tema comune l'ambientazione a New York, città cara all'autore che non si limita a fare da sfondo ma spesso diventa la vera protagonista delle storie.
E' quello che succede nella prima graphic novel del volume, intitolata non a caso New York: La Grande Città. Nei brevi racconti che la compongono Will Eisner sceglie di volta in volta degli elementi tipici della città - la grata di aerazione della metropolitana, la scalinata di un palazzo, il bidone della spazzatura, la metropolitana, l'idrante, il suono e la finestra - e da oggetti anonimi e insignificanti li trasforma in osservatori, depositari di storie e catalizzatori di piccoli grandi avvenimenti delle vite dei newyorkesi.
City People Notebook invece è un'indagine su come la città incide su abitudini, modi di fare e stili di vita dei suoi abitanti. Eisner osserva in silenzio i suoi concittadini e fissa su un immaginario bloc notes dei brevi flash in cui mostra quanto le persone siano influenzate da tempo, odore, ritmo e spazio.
I due lavori sono complementari. In entrambi Eisner ha un approccio da archeologo delle vite umane, sbucciate per mostrare le scorze che la gente si costruisce attorno per sopravvivere nella giungla di cemento, e da antropologo delle costruzioni cittadine, nelle quali riesce a cogliere l'anima.
Ed è proprio l'anima racchiusa nei muri della città il tema della graphic novel Il palazzo. Dall'introduzione: "Oggi so che quegli edifici, pieni di risate e macchiati di lacrime, sono qualcosa di più di semplici architetture senza vita. Avendo fatto parte di tante esistenze, devono per forza aver assorbito le radiazioni dei rapporti umani."
In Gente invisibile il ruolo della città diventa molto marginale ed emerge una galleria di personaggi eisneriani che si consumano in esistenze tragiche e grottesche.
La tragedia tocca le vite di tutti i personaggi delle quattro opere, persi in esistenze che spesso valicano i limiti della tollerabilità. Per esempio in New York: La Grande Città una madre povera si vede sigillare dal comune l'idrante sotto casa, unica fonte per nutrire il suo bimbo in fasce. Eisner però ama la sua città e i suoi cittadini ed allevia e rende sopportabili e poetiche le loro vite grazie a dei piccoli tocchi di grottesco, dati sia ricorrendo talvolta a idee fuori dal comune (il personaggio di Gente invisibile che viene tagliato fuori dalla società perché un giornale ha pubblicato per sbaglio la notizia della sua morte) sia disegnando i personaggi con fattezze poco realistiche e molto teatrali.

New York
Eisner Will
Einaudi
2008
427 pagine
€ 24,00

Inoltre:
The Spirit di Will Eisner.
The Spirit dopo il 1952.
Will Eisner da The Spirit alle graphic novel.

domenica 28 marzo 2010

Le spoglie di Andrea Pazienza sono come quelle del maiale: non se ne butta via nulla


"L’impressione, decisamente sgradevole, che mi resta, è che le spoglie di Pazienza siano un po’ come quelle del maiale: non se ne butta via nulla."
Lo scrive Daniele Barbieri nel blog Guardare e leggere.
Come il maiale, le tavole di Storia di Astarte di Andrea Pazienza sono state fatte a pezzi e buttate nel tritacarne.
Nel blog di Luca Boschi alcuni lettori si sono indignati: "chi ha fatto la scelta di questo "smembramento" delle vignette non ha rispettato il lavoro di Paz. E non sa nulla di fumetto. Che peccato".
A dire il vero la pratica di massacrare le tavole contraddistingue quasi tutti gli editori di fumetti, come avevo scritto sei anni fa in questo articolo (improntato sulla stessa somiglianza fra fumetto e poesia di cui ha parlato Michele Petrucci nei commenti all'articolo di Barbieri).

E io che pensavo che l'unica pecca del libro fosse la prefazione di Roberto Saviano!

ps: tutti si indignano per quello che è successo alle tavole di Andrea Pazienza e nessuno dice nulla del Topolino di Gottfredson??

AGGIORNAMENTO
A proposito del Topolino di Gottfredson Patrizia Mandanici ha paragonato la colorazione delle tavole del fumetto con la colorazione dei film in bianco e nero.

giovedì 18 marzo 2010

Ieri c'era un mio articolo sul quotidiano La Stampa


Ieri è stato pubblicato un mio articolo nel sito del quotidiano La Stampa. Si intitola Stephen King debutta nei fumetti con il vampiro Skinner Sweet.

Purtroppo non ho iniziato a collaborare con il giornale torinese. Si tratta semplicemente di un copia/incolla di un articolo che avevo pubblicato su House of Mystery lo scorso ottobre.

Visto che l'articolo pubblicato su La Stampa non è firmato posso spacciarlo per mio? :-)

AGGIORNAMENTO
Sono stato "citato" anche su ADN Kronos.

SECONDO AGGIORNAMENTO
Ieri sera ho scritto una mail alla redazione de La Stampa. L'articolo è stato rimosso dopo pochi minuti e la redazione mi ha spiegato che si trattava di un articolo proveniente dall'agenzia ADNKronos.
Questa mattina ho contattato anche ADNKronos che ha tolto l'articolo dal suo sito.



martedì 16 marzo 2010

Opinioni su Morti di sonno di Davide Reviati


Morti di sonno di Davide Reviati si è piazzato al secondo posto nella Top Ten 2009 del sito Lo Spazio Bianco.
Sotto copio le motivazioni di alcuni votanti.

Luigi Siviero:
Uno dei meriti di Morti di sonno è di riuscire a rendere in modo efficace il cambiamento della percezione di tempo e spazio dall’infanzia all’età adulta. Per i bambini che vi abitano, il petrolchimico di Ravenna e il villaggio degli operai sono grandi come un Universo. Le partite di calcio, le esplorazioni dei canali e tutti gli altri giochi hanno un’aura epica e la pretesa di durare e essere ricordati in eterno. Travolte sotto il peso di centinaia di pagine del fumetto e di decine di anni dei protagonisti, le percezioni si ribaltano diventando un rapido e convulso susseguirsi di violenza, droga e rassegnazione.

Paola Bristot:
“Per raccontare la verità di una storia è necessario mentire”. Questa frase folgorante di Davide Reviati ci illumina sulla forza narrativa di “Morti di sonno” che trascende la realtà, pur partendo da essa, trovando così una dimensione “universale”. Davide Reviati ci racconta un capitolo della Storia italiana che non è mai entrato nei libri di Storia, che forse trova dei precedenti nel romanzo di Pier Vittorio Tondelli, “Altri libertini”, o in “Pompeo” di Andrea Pazienza, anche se questi sono libri raccontati in “presa diretta”, mentre “Morti di sonno” è filtrato dal tempo trascorso e dalla memoria… Certo è che la scrittura di Davide Reviati è assolutamente poetica e originale, molto neorealista, in un certo senso. Un romanzo corale, il suo, in cui il protagonista potrebbe essere uno qualunque dei ragazzini che giocano a calcio nel villaggio Anic di Ravenna, una periferia come tante altre nell’Italia del boom economico, e che poi si scontrano con il passaggio brutale alla realtà degli anni di piombo, quelli dell’eroina e dell’Aids, che hanno mietuto vittime il cui numero ufficiale non si è mai saputo.



Andrea Plazzi:
Un romanzo di formazione di ampio respiro, un’epica degli umili che alla forza corale della narrazione unisce una raffinatezza grafica che, nonostante l’impianto pittorico, non penalizza la scansione fumettistica e la leggibilità del racconto. Un libro importante per il fumetto italiano, che espande considerevolmente la tavolozza espressiva della narrativa di ispirazione (auto)biografica. E, per chi conosce da anni le potenzialità di Reviati – autore-per-autori noto e stimatissimo da colleghi e professionisti dell’editoria, ma quasi sconosciuto all’appassionato – l’enorme soddisfazione di vederle espresse.

Laura Pasotti:
Davide Reviati ripercorre l'infanzia di un gruppo di ragazzini cresciuti all'ombra del petrolchimico di Ravenna. Siamo nel villaggio Anic, creato per gli operai della fabbrica. Sogni, speranze, delusioni e le interminabili partite di calcio cadenzano il ritmo di una storia che ha il sapore del romanzo di formazione e corre sul filo della memoria.

Matteo Stefanelli:
I dolori della crescita di un dodicenne, tra interminabili partite di calcio, la comparsa dell’eroina e l'ombra del petrolchimico, in “un’estate lunga dieci anni” di fine anni Settanta. Uno splendido e dolente lavoro sulla qualità della memoria.



Alberto Casiraghi:
Tra le tante periferie italiane, quella raccontata nel fumetto di Reviati è densa di suggestioni e di memoria rimossa - storica e sociale - profondamente attuale. Un ritratto spietato dello sviluppo deformante dell'Italia industriale, visto attraverso le vite di ragazzi alla deriva in un vuoto quotidiano da riempire in strada, magari con una partita a pallone. Una prova convincente per un autore ora maturo e dalle grandi potenzialità.

Andrea Fornasiero:
Anche qui la terra è ammorbata da un male chimico e all’ombra di un inquietante stabilimento sorge il Villaggio. No, la gente non è chiamata per numero, ma la vita è dominata dai ritmi del lavoro. I ragazzini scacciano un futuro sinistro tirando calci al pallone in un campetto improvvisato dell’Italia degli anni 60. Reviati ne presenta i volti con un tratto minimo, lascia che l’energia dei movimenti ne allunghi il corpo proteso verso la palla, e spesso cancella tutto il resto in un’estasi agonistica che esorcizza il mondo. Ma finita (o anche solo interrotta) la partita, la cattiveria riaffiora e si consumano piccoli e grandi soprusi. Un giorno anche quelli saranno ricordati come momenti di un tempo, se non più felice, almeno più vitale.


Michele Ginevra:
Un vero capolavoro, sofferto, testardo, irriducibile. Alla fine non riesce ad essere un vero romanzo grafico compiuto, ma rimane una testimonianza grafica straordinaria e viva. Il primo autore italiano a far capire, per esempio, l'importanza sociale e formativa del calcio praticato nei campetti.

Ettore Gabrielli:
Un racconto che si sviluppa per frammenti, per ricordi disordinati ma tenuti assieme da una grande vena narrativa e da un tratto dinamico, potente, poetico, personalissimo. La maturazione definitiva di un talento finora poco conosciuto.

giovedì 4 marzo 2010

I fumetti più belli del 2009 secondo me


Anche quest'anno ho partecipato alla Top Ten del sito Lo Spazio Bianco. Nel sito www.lospaziobianco.it trovate la classifica definitiva e le classifiche degli altri votanti.

Sotto copio la mia Top Ten:

1) Scagionato Tartaglia: l'aggressore di Berlusconi è Chuck Norris! Autore ignoto http://fumettidicarta.blogspot.com/2009/12/scagionato-tartaglia-laggressore-di.html
Peggio della finta aggressione a Silvio Berlusconi c'è solo la provetta di antrace sventolata da Colin Powell davanti all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Meglio riderci sopra...

2) Batman di Grant Morrison e Tony Daniel (Planeta DeAgostini)
I frammenti della vita avventurosa e psichedelica di un uomo straordinario ricomposti in una biografia apofenica scritta da un autore straordinariamente intelligente e brillante.

3) GG Allin di Antonio Solinas e Marco Corona su Guida illustrata al frastuono più atroce (Lamette) e nel blog http://il-canguro-pugilatore.blogspot.com/2009/07/kevin-lo-zozzone.html
Le linee ingarbugliate e disordinate di Marco Corona riflettono in modo perfetto la vita di un cantante fatta di abusi, eccessi e lerciume.

4) Cartolina da Zagabria di Luca Genovese su Internazionale del 16/10/2009 e in rete nel blog http://poinonsuccedeniente.blogspot.com/2009/10/cartolina.html
Dalle parole ai fatti: Genovese chiede che le università si sforzino di ricercare nuovi metodi di pensiero e nel breve fumetto dà una dimostrazione di come si pu? leggere e descrivere la realtà in modo originale. Due pagine bastano all'autore per creare un fumetto ricco, compiuto e in grado di far riflettere.

5) Morti di sonno di Davide Reviati (Coconino)
Uno dei meriti di Morti di sonno è di riuscire a rendere in modo efficace il cambiamento della percezione di tempo e spazio dall’infanzia all’età adulta. Per i bambini che vi abitano, il petrolchimico di Ravenna e il villaggio degli operai sono grandi come un Universo. Le partite di calcio, le esplorazioni dei canali e tutti gli altri giochi hanno un’aura epica e la pretesa di durare e essere ricordati in eterno. Travolte sotto il peso di centinaia di pagine del fumetto e di decine di anni dei protagonisti, le percezioni si ribaltano diventando un rapido e convulso susseguirsi di violenza, droga e rassegnazione.

6) Quasi quasi mi sbattezzo di Alessandro Lise e Alberto Talami (Becco Giallo)
L'argomento dello sbattezzo, poco noto e discusso anche al di fuori dell'ambito fumettistico, è affrontato dagli autori sia con attenzione al fornire nozioni che con partecipazione e passione. Ammirevoli i disegni di Talami.

7) Pets di Lucia Biagi (Kappa Edizioni)
Non capita spesso che un autore dedichi la massima importanza a OGNI pagina, OGNI vignetta e OGNI nuvoletta come ha fatto Lucia Biagi con Pets, un fumetto costruito tratto dopo tratto con rara delicatezza. La forza del fumetto sta nel fatto che Lucia Biagi, per delineare tanto gli animali antropomorfi quanto i protagonisti umani della storia, se ne frega di marketing e mode e fa semplicemente quello che le piace e ha nel cuore.

8) War story: Condors di Garth Ennis e AA.VV. (Planeta DeAgostini)
Il punto di forza di War Story: Condors è nei dialoghi di Garth Ennis, che in questo fumetto ambientato durante la guerra civile spagnola fa scontrare verbalmente quattro soldati di schieramenti opposti. Sopra le teste dei combattenti volteggia il condor della propaganda che li manovra facendo loro scambiare gli interessi di Stato per idealismo o solidarietà.

9) Il numero 73304-23-4153-6-96-8 di Thomas Ott (Black Velvet)
73304-23-4153-6-96-8 è una formula alchemica che apre squarci oscuri nell’animo umano.

10) Imperatrix e la blatta...di Marta Cerizzi su http://larsoniana.blogspot.com/2009/05/limperatrix-e-la-blatta.html
La recensione a fumetti del Blatta di Alberto Ponticelli realizzata da Marta Cerizzi è un concentrato di ironia, buon gusto e amore per i fumetti. Ha anche il merito di dare risalto a una delle opere migliori degli ultimi anni.



Menzione storica

1) Valentina mela verde 1 di Grazia Nidasio (Coniglio Editore)
Imprescindibile.

2) Hanzo, la via dell'assassino vol. 1 – 4 di Kazuo Koike e Goseki Kojima (Planeta De Agostini)
I fasti di Lone Wolf and Cub sembravano impossibili da ripetere e invece dagli anni ’70 affiora un altro fumetto magistrale di Kazuo Koike e Goseki Kojima.

3) Mazinger Z di Go Nagai (D/Visual)
Perché per leggere un buon manga bisogna fare ricorso all'archeologia? Gli autori giapponesi contemporanei sono andati in aceto oppure gli editori italiani fanno a gara a chi pubblica il peggio del panorama nipponico?

martedì 2 marzo 2010

Sandokan di Mino Milani e Hugo Pratt

Ho scritto un articolo sul Sandokan di Mino Milani e Hugo Pratt per il sito Lo Spazio Bianco:
"Nel 1969 la redazione del Corriere dei Piccoli propose a Mino Milani e Hugo Pratt di realizzare una versione a fumetti del romanzo Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari. Hugo Pratt disegnò solo 52 strisce, corrispondenti a 26 pagine della rivista, per poi smettere di interessarsi all’adattamento del romanzo salgariano.
All’epoca Pratt era in piena ascesa e il suo stile era perfettamente bilanciato fra il gusto per il dettaglio e la ricerca della sintesi che col passare degli anni si sarebbe fatta sempre più intensa. Una ballata del mare salato, il fumetto corale uscito a puntate nel 1967 nella rivista Sgt. Kirk, si era imposto all’attenzione del pubblico e" [continua su Lo Spazio Bianco]

domenica 28 febbraio 2010

I fumetti di Mitsuru Adachi (terza parte)


La prima parte dell'articolo.
La seconda parte dell'articolo.

Il classico ammiccamento al sesso può essere individuato anche in una coppia di tavole di “Touch”.
Nella serie “Touch” il baseball occupa tantissimo spazio ma non è mai preminente perché l’autore preferisce dare maggiore risalto alle vite e ai destini dei personaggi, puntando a costruire un vero e proprio fumetto di formazione. Nel complesso dell’opera, di tutt'altra forgia rispetto a “Slow Step”, pesa infatti la morte di uno dei protagonisti avvenuta nel quinto volume: questo fatto condiziona le vite degli altri personaggi, gettando un’ombra sulle loro esistenze e condizionando i loro valori e aspirazioni. Il fumetto però non è solo un dramma sentimentale perché Adachi ha la cura di affiancare a questo tema altri elementi indispensabili per caratterizzare degli adolescenti che siano credibili: il divertimento cameratesco fra compagni di squadra, gli innamoramenti, i conflitti con gli insegnanti e i genitori, i primi pensieri sul sesso e, come detto, il baseball.


Touch è quindi un'opera molto ricca e varia e in questo quadro il baseball, pur essendo quantitativamente molto presente, si riduce a un mero strumento attraverso il quale i personaggi vogliono sia superare il trauma causato dalla morte prematura del loro compagno sia vivere e godere degli anni dell'adolescenza.
E’ alla luce di tutto questo che va letta la coppia di tavole pubblicata nelle pagine 159 e 160 del diciannovesimo volumetto di “Touch”.
La squadra dell’istituto Meisei, nella quale milita il protagonista Tatsuya, sta giocando una partita all’ultimo sangue contro la squadra dell’ex compagno Yoshida. La tensione è palpabile e l’impegno dei giocatori è estremo e al culmine. Dopo sei inning il risultato è zero a zero e la partita è combattutissima. Yoshida è lanciatore mentre alla battuta per il Meisei si è presentato Matsudaira (il ciccio simpatico). I due hanno iniziato a fronteggiarsi a pagina 150 e dopo nove pagine l’adrenalina è salita e la situazione si è fatta intricata. A pagina 159 si intuisce che sta per arrivare il momento decisivo: Matsudaira gira la mazza con vigore e convinzione e l’impatto con la palla potrebbe regalargli un fuoricampo.


A questo punto il lettore gira la pagina e… c’è una ragazza nuda che si fa la doccia!
Adachi abbandona deliberatamente tutta la suspense che aveva costruito nel corso di un intero volumetto e dà una sterzata all’atmosfera del fumetto. Il baseball, al quale nelle pagine precedenti era stato dedicato tutto lo spazio, torna in secondo piano. In questo modo Adachi, con una doccia fredda (letteralmente) sui lettori, fa capire che “Touch” non è un fumetto di baseball ma una storia di adolescenti che cercano di crescere e che possono vivere momenti intensi o drammatici alternati ad altri felici e scanzonati.

I fumetti di Mitsuru Adachi (seconda parte)


Clicca qua per leggere la prima parte dell'articolo.

Si possono trovare altri esempi di questa duttilità in “Slow Step”(6), un’opera scandita da un surrealismo metafumettistico fatto di continui giochi e ammiccamenti con i lettori e caratterizzata da un marcato disinteresse per l'evoluzione del racconto e delle caratterizzazioni dei personaggi, volutamente modellati in modo stereotipato.
Solo in apparenza “Slow Step” è la storia di un triangolo amoroso fra una studentessa con la passione per il softball e due aspiranti pugili. In realtà le trame sentimentali e sportive sono una scusa per far piombare i protagonisti in situazioni assurde e al limite del ridicolo. Per raggiungere questo scopo Adachi si serve anche delle coppie di tavole.
La prima composizione si trova a pagina 27 e 28 del secondo volume. Nella prima pagina lanciatrice e battitrice si fronteggiano sul campo da softball in quella che ha le carte in regola per sembrare una sfida all’ultimo sangue. Immobili e lambite dal vento che solleva la polvere, le ragazze si scambiano sguardi fieri e determinati. Dai primi piani intensi delle due rivali traspare la determinazione a vendere cara la pelle, accentuata dalla presenza di un drago e di una tigre disegnati sullo sfondo, a simboleggiare la forza, la cattiveria e il coraggio coi quali le atlete si sfidano.
Sembra una trama stimolante e avvincente e Adachi crea molta aspettativa, ma girando pagina si scopre che il drago e la tigre non sono metafore visive. L’allenatore della squadra di softball, per scherzare e stemperare la tensione, ha collocato alle spalle delle giocatrici due cartelloni con i disegni dei due animali.
A pagina 103 del settimo volume di “Slow Step” fa capolino un altro tormentone di Adachi: un brutto ceffo si aggira furtivo nel quartiere e mette in apprensione l’innocente e indifesa protagonista del fumetto .
I genitori di Nakazato non sono in casa e un poliziotto di ronda la avverte che nei paraggi si aggira un pericoloso assassino in fuga. La ragazza si spaventa e chiede al suo amico pugile che abita nello stesso condominio di farle compagnia. La tranquillità sembra tornata ma Adachi vuole a tutti i costi che gli eventi prendano una brutta piega e Nakazato si cacci nei guai: il ragazzo che dovrebbe proteggerla dal criminale scambia una bottiglia di liquore per Coca Cola e beve così tanto da svenire.
L’evento che mette fuori gioco il pugile è poco credibile per precisa volontà di Mitsuru Adachi. L’autore sta suggerendo al lettore che il racconto sta procedendo in linea retta e per stereotipi: era chiaro fin dall’inizio della sequenza – quando il suo arrivo è stato annunciato dal poliziotto – che il brutto ceffo avrebbe fatto irruzione nell'appartamento di Nakazato. Adachi ha portato la storia in questa direzione in modo palese, creando una catena di eventi volutamente scontati e destinati a culminare fatalmente nell’incontro fra la ragazza e il delinquente. L’intera sequenza, per il modo in cui è narrata, può essere vista come un continuo strizzare l’occhio di Adachi al lettore.
Il motivo di questa impostazione si palesa leggendo pagina 104, seconda parte di una composizione per opposizione. Girando pagina si scopre che in effetti il delinquente mascherato da ninja è entrato entrato nell’appartamento di Nakazato. Tutta questa sequenza prevedibile e telefonata è servita esclusivamente a preparare un dialogo metafumettistico molto ironico:
«Mi sembra un colpo di scena troppo improvviso», afferma Nakazato.
«E’ per non sprecare carta con troppe pagine», la gela l'assassino!

NOTE
(6) Mitsuru Adachi, Slow Step, n. 1-7, trad. it. Rieko Fukuda, Star Comics, Perugia, 2001-2002 [1986-1991]

Clicca qua per leggere la terza parte dell'articolo

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