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martedì 27 aprile 2010

NeuroHabitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín




















NEURO HABITAT. CRONACHE DELL'ISOLAZIONISMO di Miguel Angel Martin
brossurato, b/n, 80 pag. euro 11,00 - Coniglio Editore - 2008

NeuroHabitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín è la cronaca della vita di un giovane esiliato di sua volontà in una casa refrattaria alle emozioni che cercano di penetrare dall’esterno. Non è un emarginato: la notte di capodanno riceve un messaggio telefonico da una ragazza che lo desidera e vorrebbe mostrargli la lingerie rosa. Potrebbe avere una fidanzata, la famiglia… e invece il suo eremitaggio nell’alveare di condomini metropolitani è una scelta ponderata che lo porta a cercare di allontanarsi dai rapporti con le cose fatte di carne, siano esse umane, animali o vegetali.

Martín racconta la cronaca di questo isolazionismo con uno stile essenziale, creando tavole in cui nemmeno una linea o una didascalia è lasciata al caso, e lo storytelling fluente mette a nudo le debolezze di un individuo che tenta inutilmente di mascherare crepe di vuoto e indecisione.
Fin dalla numerazione dei capitoli (pag. 5), fatta con il sistema binario, Martín offre degli spunti ai lettori. La numerazione binaria, utilizzata in informatica come linguaggio dei computer, fa pensare che la tecnologia deve avere un ruolo centrale, e infatti voltando pagina arriva l’immediata conferma. Nella prima tavola a fumetti (pag. 7) Martín descrive l’interno di un appartamento freddo (gelido) e spoglio, incominciando da un campo medio su un corridoio arredato unicamente con due lampade a muro, per poi indugiare sui dettagli di mouse, telecomando, altoparlanti, segreteria telefonica, telefonino e di un poster dei Magma (gruppo musicale che scrive i testi delle canzoni in una lingua artificiale chiamata kobaïano). Proprio un’incomprensibile canzone dei Magma, Theusz Hamtaahk, fa da sottofondo alle sei vignette che presentano al lettore l’appartamento.

L’asetticità, la mancanza di vita e la lingua kobaïana strana e inaccessibile fanno provare un sentimento di distanza e distacco dall’abitante della casa, una persona che usa la tecnologia come una sorta di barriera fra sé e l’esterno (“esterno” inteso tanto nel senso di altri personaggi del fumetto quanto del lettore). La scelta di ascoltare i Magma è sintomatico del modo di pensare dell’abitante della casa; nel primo album (Kobaïa, 1970) il gruppo francese di rock progressivo racconta la storia di alcune persone che scappano da una Terra destinata alla distruzione per stabilirsi sul pianeta Kobaïa, diventando un nuovo popolo, i Kobaïani, sradicato dal pianeta d’origine. Come i Kobaïani, anche l’alieno di Martín vuole lasciarsi alle spalle i terrestri.

Nelle due pagine successive (8 e 9) il lettore fa la conoscenza dell’individuo che vive nella casa spoglia e bianca come un ospedale. Sembra un marziano (o un kobaïano, se mai qualcuno è riuscito ad avvistarli), ma l’ipotesi extraterrestre va rigettata. Probabilmente Martín lo raffigura glabro, senza naso e con gli occhi da rettile affinché il lettore lo percepisca come uno straniero nel quale non trovare nulla di familiare. Consuma un pasto preconfezionato e plasticheggiante in stile McDonald, e un finto albero di Natale minimalista a forma di lisca di pesce crea un’atmosfera surreale e accentua la distanza dagli esseri viventi che stanno al di fuori della scatola/appartamento.

Nei capitoli successivi, a dispetto della voglia di isolarsi e di annullare i sentimenti traendo ispirazione dagli oggetti tecnologici con i quali si è circondato, l’alieno si mette continuamente in relazione con altri esseri viventi provando la più vasta gamma di emozioni. In tutti i brevi capitoli del fumetto ascolta, guarda o incontra fidanzate, serpenti, operatori del pronto soccorso, gatti, emitteri, genitori, fattorini, presentatrici televisive, prostitute e adolescenti asiatici asessuati. Ed ogni volta manifesta noia, curiosità, dispiacere, crudeltà, indifferenza, tristezza, gioia o ansia. Alla faccia del millantato isolazionismo!

L’alieno vive in bilico fra la voglia irrefrenabile di urlare la propria individualità e unicità e la presenza prepotente di una società massificata e omologante che si insinua sotto tutte le forme, dal cibo preconfezionato alla moda imposta dall’alto.
La vera beffa è che anche lui si è trasformato in modello da imitare e duplicare, trasformando il suo isolazionismo in qualcosa che il lettore può osservare, sezionare e studiare. O forse quello che a lui sembra un originale stile di vita non è altro che quello che succede a tutti i suoi simili (e di cui nessuno può venire reciprocamente a conoscenza) nella miriade di palazzi e grattacieli che lo circondano.

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