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domenica 20 ottobre 2013

Anteprima di Dall'11 settembre a Barack Obama (il primo capitolo in rete)


Nicola Pesce Editore ha pubblicato su Issuu un'anteprima del mio nuovo libro intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama. La storia contemporanea nei fumetti.

La descrizione del libro.



martedì 8 ottobre 2013

Dall'11 settembre a Barack Obama - La storia contemporanea nei fumetti


Nicola Pesce Editore pubblicherà il mio nuovo libro intitolato Dall'11 settembre a Barack Obama - La storia contemporanea nei fumetti. Il saggio sarà in vendita a Lucca Comics & Games e successivamente nelle fumetterie. Credo che sarà prenotabile nei negozi di fumetti quando uscirà il prossimo numero del catalogo Anteprima.

Nel libro ci saranno anche delle interviste inedite a Selene Biffi e Matteo Casali. L'intervista a Casali sarà pubblicata in rete come anteprima del libro.

Il libro avrà 400 pagine e costerà 19,90 euro.
Per il momento può essere ordinato presso la casa editrice (le spedizioni verranno effettuate dal 5 novembre).

La descrizione dal negozio online dell'editore:
"Un volume che osserva come siano stati affrontati dai fumetti temi caldi come l’11 settembre, la Guerra al Terrore, l’elezione di Barack Obama e tutto ciò che ne è conseguito, analizzando il rapporto tra il presente storico e l'immaginario a strisce. Il fumetto è un medium fresco, che giunge tra le mani di una larga fetta della popolazione, raggiungendo anche chi non legge i giornali e non guarda la televisione, rappresentando per lui la prima forma di rappresentazione del reale, guidando idee e scelte. I supereroi hanno collaborato diverse volte con Bush o con Obama, alcuni di essi dando la caccia ai terroristi, altri vedendo l’altra faccia della medaglia della Guerra al Terrore. In questo senso entra in gioco un'ottica di responsabilità dell'autore nel rapporto tra intrattenimento e cronaca, con scelte narrative (e politiche) consapevoli nel trasportare la realtà sulla tavola disegnata. Un corposo saggio denso ed esaustivo firmato da Luigi Siviero, dopo il tutto esaurito del volume Dylan Dog e Sherlock Holmes: Indagare l’incubo."

martedì 25 maggio 2010

Comics Day: tutti gli articoli di House of Mystery

Rassegna di notizie sul Comics Day.

Polemica fra MuF - Museo del Fumetto e Lucca Comics & Games
- http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/il-museo-del-fumetto-di-lu...
- http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/il-museo-del-fumetto-di-lu...
- http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/muf-e-comics-day-limportan...
- http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/comics-day-e-unita-ditalia...


Giorgia Meloni è entusiasta del Comics Day e propone di pubblicare dei  fumetti sui 150 anni dell'unità d'Italia
http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/giorgia-meloni-e-entusiast...


Comics Day: troppi modi per dire Fumetto
http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/comics-day-troppi-modi-per...


Il Comics Day e le fumetterie: un rapporto difficile?
http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/il-comics-day-e-le-fumette...


Gulp! A Lucca la nuvoletta più grande del Mondo
http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/gulp-lucca-la-nuvoletta-pi...


Fotografie del giardino dedicato a Gianluigi Bonelli
http://fumettidicarta.blogspot.com/2010/05/fotografie-del-giardino-de...

martedì 18 maggio 2010

Critiche al Premio Micheluzzi


Dopo la frecciatina di Andrea G. Ciccarelli contro l'assegnazione di un premio a Tex anche Guglielmo Nigro critica il Premio Micheluzzi del Napoli Comicon:
"Uno sguardo complessivo alle scelte della giuria porta necessariamente a una considerazione ovvia quanto fastidiosa: i premi sono distribuiti in modo equo, quasi geometrico, tra i diversi editori. La distribuzione politically correct porta con sé necessariamente il dubbio già espresso
che non vi sia, in questo premio, alcun valore culturale e critico, ma che sia legato alla necessità più o meno consapevole di accontentare tanti, se non tutti."

Tutto l'intervento di Nigro:
Inizio.
Prima parte.
Seconda parte.
Terza parte.

La risposta di Andrea Voglino, membro del comitato di selezione del Premio Micheluzzi:
"L'amico immaginario di Guglielmo Nigro, Harry Neybors, ha puntato il suo occhio critico sui premi Micheluzzi. I capi d'accusa, in buona sostanza, si riassumono in due questioni essenziali: l'assenza di un criterio estetico comune a nomination e premi. E l'utilizzo di una sorta di (inconsapevole?) Cencelli nell'attribuzione delle prebende, politicamente distribuite fra i vari editori in modo da non scontentare i pezzi grossi." [continua nel blog AVSL]

giovedì 13 maggio 2010

L'Iraq di Garth Ennis


Nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi è stato pubblicato un mio saggio dedicato a Hitman di Garth Ennis e John McCrea.

Link utili:
Blog della casa editrice Edizioni XII.
Gli autori del libro.
Indice del mio pezzo.

Vi faccio leggere il paragrafo 6.3.2

Clicca qua per leggere il paragrafo 6.3.1

6.3.2 Iraq
Il 2 agosto 1990, l’Iraq invase il Kuwait accampando un antico diritto di sovranità sul territorio occupato dal piccolo Stato che si affaccia sul Golfo Persico. La reazione degli Stati Uniti, che temevano un’estensione del conflitto alla vicina Arabia Saudita con ripercussioni sui loro interessi petroliferi nell’area, fu immediata: poche ore dopo avere appreso la notizia dell’invasione del Kuwait, i diplomatici statunitensi e kuwaitiani convocarono il Consiglio di Sicurezza dell’onu che condannò l’invasione voluta
da Saddam Hussein e chiese il ritiro delle truppe irachene.
Nei mesi successivi gli Stati Uniti schierarono nel Golfo Persico più di 700.000 soldati, dapprima per difendere l’Arabia Saudita dalle mire espansionistiche di Saddam Hussein e successivamente per attaccare l’Iraq. L’operazione Desert Storm, condotta da una coalizione di 35 Stati, guidata dagli Stati Uniti e composta, tra gli altri, da Gran Bretagna, Italia e Francia, iniziò il 16 gennaio 1991 e si concluse il 28 febbraio. La disparità fra le forze in campo fu tale che gli Stati Uniti riuscirono a bombardare l’Iraq per un mese senza incontrare mai alcun tipo di opposizione da parte dell’aviazione irachena, e la campagna di terra durò solo un centinaio di ore.
In Hitman Ennis evidenzia l’assenza di un vero scontro frontale fra le truppe della coalizione e l’esercito iracheno. La guerra del Golfo è la guerra della pioggia di missili su una lontana Baghdad, che i soldati della coalizione videro solo dagli aerei, sui radar o addirittura in televisione, e del fuoco amico, che per errore uccideva i commilitoni.
Ennis recupera questi due elementi quando scrive una storia1 nella quale Tommy Monaghan e Natt il Cappello partecipano al conflitto. Per errore l’aereo da trasporto fa sbarcare i due personaggi in mezzo al deserto, a cento miglia di distanza dal teatro dei combattimenti; in piena notte, e convinti di essere in una zona di guerra, Tommy e Natt si imbattono in un gruppo di soldati della SAS e, scambiandoli per un plotone della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, li uccidono.
L’episodio di fantasia rispecchia quello che successe a quasi tutti i soldati inviati veramente nel Golfo Persico, che furono così lontani dalla guerra da non essere riusciti a vederla a occhio nudo (prima parte del racconto, dove Tommy è perso nel nulla delle tenebre del deserto) e, quando vi si imbatterono, fu in molti casi per colpa del fuoco amico2.
Come possono emergere quelle figure tragiche tanto amate e rispettate da Garth Ennis in una guerra dove l’unico americano veramente vicino al teatro dei combattimenti era un inviato della CNN a Baghdad e dove le perdite della coalizione nei combattimenti ammontarono solamente a 213 soldati (a fronte delle ingenti perdite subite dagli iracheni)?
Lo sceneggiatore trova una risposta in un’altra storia della serie, l’Annual3 disegnato da Carlos Ezquerra. Tommy si reca in uno sperduto paesino del Texas dove ha occasione di chiacchierare con un reduce di guerra che è rimasto invalido. L’uomo racconta che, dopo la cessazione delle ostilità, stava perlustrando un’area sospetta assieme alla sua squadra. In base alle informazioni fornite dai suoi capi nello stabilimento dovevano esserci solo armi ordinarie e non le famigerate armi chimiche ma, mentre i soldati stavano setacciando il locale, da un bidone si sprigionò un gas giallo che li rese invalidi. Ritornato a casa, l’uomo fece richiesta di una pensione di guerra, ma l’esercito la negò perché era stato perso il foglio con l’ordine di perlustrazione: il soldato non doveva trovarsi nel luogo dell’incidente, quindi era colpa sua se era rimasto invalido.
L’episodio di fantasia può essere (simbolicamente) assimilato a quanto successe a 50.000 soldati statunitensi che, dopo la conclusione della guerra, contrassero la cosiddetta sindrome del Golfo, una malattia che attaccava il sistema immunitario ed era causa di gravi malformazioni nei loro figli. Il morbo è stato attribuito a un vaccino sperimentale che il Pentagono aveva somministrato indistintamente a tutti i soldati inviati nel Golfo Persico.
Nella guerra tecnologica i soldati non sono più in balia di generali che li mandano al macello in combattimenti impossibili e inutili, però subiscono lo stesso le conseguenze di decisioni scellerate prese dall’alto.

lunedì 10 maggio 2010

Garth Ennis e la battaglia del ponte Langstone


Nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi è stato pubblicato un mio saggio dedicato a Hitman di Garth Ennis e John McCrea.

Link utili:
Blog della casa editrice Edizioni XII.
Gli autori del libro.
Indice del mio pezzo.

Vi faccio leggere il paragrafo 6.3.1

6.3 La guerra
6.3.1 Introduzione
Il tema della guerra è affrontato da Garth Ennis, oltre che in molti fumetti dedicati in modo specifico all’argomento, anche in Hitman, dove l’autore parla della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra di Corea, che emergono in due racconti autobiografici di Sean Noonan, della Guerra del Golfo, alla quale parteciparono Tommy e Natt, della Guerra delle Falkland/Malvinas, di quella in Irlanda del Nord e dei molti conflitti anonimi che sono stati combattuti e si combattono in Africa.
Tra le fonti alle quali ha attinto Ennis per maturare il suo pensiero sulla guerra, è basilare la sequenza dell’esplosione del ponte Langstone ne Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone.



Tuco e il Biondo si imbattono in un battaglione nordista accampato lungo un fiume; i soldati stanno combattendo una serie infinita di sanguinose battaglie quotidiane contro i Sudisti, appostati sul versante opposto della valle, per conquistare un piccolo e inutile ponte di legno. Il capitano nordista confida a Tuco e al Biondo tutta la sua frustrazione e disperazione: “Stupido, inutile ponte. Una merda di mosca sulle carte dell’alto comando. E l’alto comando ha deciso che dobbiamo prendere la merda di mosca. Anche se dobbiamo crepare tutti”(1). E poi aggiunge, quando sente i primi spari che annunciano l’inizio di una nuova battaglia: “È il macello quotidiano che incomincia”.
Sono frasi che potrebbero essere scambiate per quelle che scrive Ennis nei suoi fumetti di guerra:
“I pezzi grossi ci tradiscono sempre. Questa è l’altra cosa che uno accetta quando presta giuramento: essere usato come carne da cannone. Procedura militare standard quando ci si trova di fronte a un avversario sconosciuto: spedirgli contro i soldati americani, e sperare che ci siano abbastanza sacchi di plastica per raccogliere i cadaveri”(2).

Continua qua:
6.3.2 - L'Iraq.
6.3.3 - L'Africa.

NOTE
(1) Sergio Leone, Il buono, il brutto, il cattivo, pea (Produzioni Europee Associate), Arturo González Producciones Cinematográficas, S.A, Constantin Film Produktion, Italia e Spagna 1966.
(2) Garth Ennis e John McCrea, Hulk Smash!, in Marvel Monster Edition: War World Hulk, Panini Comics, Modena, trad. it. Claudia Baglini, p. 187. Edizione originale: Garth Ennis e John McCrea, Hulk Smash! n. 2, Marvel Comics, New York 2001, p. 5.

sabato 8 maggio 2010

Jack Kirby: le lettere dal fronte


Il Fumetto International Comics Festival di Lucerna ha dedicato una mostra a Jack Kirby curata da Dan Nadel e Paul Gravett.
Gravett ha scritto un lungo articolo sull'autore americano parlando tra le altre cose del periodo in cui ha combattuto sul fronte europeo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il critico inglese ha trascritto e riprodotto alcune lettere spedite da Kirby alla moglie nelle quali il testo è impreziosito da degli autoritratti del fumettista.

lunedì 3 maggio 2010

Alla faccia dell'influenza...

"(...) di critici possono essercene anche 2 o 3, ma se la qualità del loro lavoro è significativa, e il sistema-fumetto è in grado di riconoscere tale eccellenza, si può verificare un fenomeno che anche la presenza di un esercito di 1000 critici non può garantire per certo: l’ “influenza”. Non dimentichiamo mai cosa è la critica: non solo una specifica e distinta “fetta” della torta-fumetto (o di un dato settore culturale), ma una fetta particolare, in grado di interagire col resto per spiegare/illuminare/influenzare il sistema.
(...) E quando negli anni 60 emergono interventi critici come quelli di Eco o Vittorini o Del Buono, a fare pratica critica erano in quattro gatti, eppure in grado di influenzare il dibattito culturale ben più di quanto non facciano i critici – certo più numerosi – di oggi." [dal blog Fumettologicamente di Matteo Stefanelli]

Ora scrivo un commento che mi farà sembrare arrogante, saccente, irrispettoso e chissà cos'altro. Praticamente uno dei miei soliti commenti...

Negli ultimi decenni, a partire dagli anni '60, il fumetto è stato considerato cacca dalla maggior parte della popolazione italiana. Forse era meglio se certi interventi critici avevano meno fortuna...

venerdì 30 aprile 2010

The Frontiersman: la prima rivista di fumetti su iPad


Il sito Broken Frontier ha creato una rivista settimanale scaricabile gratuitamente su iPad. Il periodico digitale si intitola The Frontiersman (omaggio a Watchmen).

Elogio della Julia di Laura Zuccheri


"(...) mi capita tra le mani l’ultimo numero di Julia di Giancarlo Berardi, con il ritorno, l’ennesimo, dell’alter ego Myrna.
Al solito, i pennelli sono nelle mani della straordinaria Laura Zuccheri (con la quale mi piacerebbe un giorno chiacchierare).
Si sa, Berardi ha creato il fumetto seriale perfetto. Si sa, Berardi chiede ai suoi disegnatori di nascondersi nell’ombra, alla ricerca di una compattezza stilistica che a volte tocca l’anonimato o lo schematismo.
Ma non con Zuccheri. Perché Laura ha fatto proprio il modello tanto da incarnarlo." [continua su Harry dice]
"Sembra anonima, ma poi la leggi e non può essere meglio di così. Secondo me è una stupenda narratrice. E non è un caso che Berardi abbia scelto lei per le vicende di Myrna."

ps: nel caso vogliate leggere il fumetto sbrigatevi perché Julia n. 139 resterà in edicola solo fino al 3 maggio.

martedì 27 aprile 2010

Napoli Comicon: presentazione di Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi

A Napoli Comicon 2010 è in programma la presentazione del libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi pubblicato da Edizioni XII. L'appuntamento è per il 30 aprile 2010 alle ore 12.30 presso la Sala incontri. Partecipano il curatore Valentino Sergi assieme a Marcello Durante e Giuseppe Palmentieri.

Nel libro c'è anche il mio capitolo su Hitman.
Gli altri autori sono Davide Barzi (prefazione), Cristiana Astori, Ivan Baio, Alessandro Bottero, Sergio Calvaruso, Simone Corà, Marcello Durante, Max Favatano, Davide Morando, Giuseppe Palmentieri, Paolo Parachini, Antonio Rubinetti e Elvezio Sciallis.


Inoltre c'è una galleria di illustrazioni inedite a cura di smoky man:
Vincenzo Acunzo - Barracuda (da "Il Punitore")
Mirko Benotto - The Boys
Francesco Biagini - John Constantine
Giancarlo Caracuzzo - Hitman
Massimo Dall'Oglio - Tulip (da "Preacher")
Dany&Dany - Jesse Custer (da "Preacher")
Werther Dell'Edera - Cassidy (da "Preacher")
Carmine Di Giandomenico - Faccia di Culo (da "Preacher")
Luca Enoch - The Pro
Francesco Francavilla - Enemy Ace
Alberto Lingua - Bloody Mary
Gianluca Maconi - Il Santo degli Assassini (da "Preacher")
Alberto Pagliaro - Il Punitore
Armando Rossi - Herr Starr e Miss Featherstone (da "Preacher")
Claudio Stassi - Marie L'Angelle, Jody e T.C. (da "Preacher")

NeuroHabitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín




















NEURO HABITAT. CRONACHE DELL'ISOLAZIONISMO di Miguel Angel Martin
brossurato, b/n, 80 pag. euro 11,00 - Coniglio Editore - 2008

NeuroHabitat. Cronache dell’isolazionismo di Miguel Ángel Martín è la cronaca della vita di un giovane esiliato di sua volontà in una casa refrattaria alle emozioni che cercano di penetrare dall’esterno. Non è un emarginato: la notte di capodanno riceve un messaggio telefonico da una ragazza che lo desidera e vorrebbe mostrargli la lingerie rosa. Potrebbe avere una fidanzata, la famiglia… e invece il suo eremitaggio nell’alveare di condomini metropolitani è una scelta ponderata che lo porta a cercare di allontanarsi dai rapporti con le cose fatte di carne, siano esse umane, animali o vegetali.

Martín racconta la cronaca di questo isolazionismo con uno stile essenziale, creando tavole in cui nemmeno una linea o una didascalia è lasciata al caso, e lo storytelling fluente mette a nudo le debolezze di un individuo che tenta inutilmente di mascherare crepe di vuoto e indecisione.
Fin dalla numerazione dei capitoli (pag. 5), fatta con il sistema binario, Martín offre degli spunti ai lettori. La numerazione binaria, utilizzata in informatica come linguaggio dei computer, fa pensare che la tecnologia deve avere un ruolo centrale, e infatti voltando pagina arriva l’immediata conferma. Nella prima tavola a fumetti (pag. 7) Martín descrive l’interno di un appartamento freddo (gelido) e spoglio, incominciando da un campo medio su un corridoio arredato unicamente con due lampade a muro, per poi indugiare sui dettagli di mouse, telecomando, altoparlanti, segreteria telefonica, telefonino e di un poster dei Magma (gruppo musicale che scrive i testi delle canzoni in una lingua artificiale chiamata kobaïano). Proprio un’incomprensibile canzone dei Magma, Theusz Hamtaahk, fa da sottofondo alle sei vignette che presentano al lettore l’appartamento.

L’asetticità, la mancanza di vita e la lingua kobaïana strana e inaccessibile fanno provare un sentimento di distanza e distacco dall’abitante della casa, una persona che usa la tecnologia come una sorta di barriera fra sé e l’esterno (“esterno” inteso tanto nel senso di altri personaggi del fumetto quanto del lettore). La scelta di ascoltare i Magma è sintomatico del modo di pensare dell’abitante della casa; nel primo album (Kobaïa, 1970) il gruppo francese di rock progressivo racconta la storia di alcune persone che scappano da una Terra destinata alla distruzione per stabilirsi sul pianeta Kobaïa, diventando un nuovo popolo, i Kobaïani, sradicato dal pianeta d’origine. Come i Kobaïani, anche l’alieno di Martín vuole lasciarsi alle spalle i terrestri.

Nelle due pagine successive (8 e 9) il lettore fa la conoscenza dell’individuo che vive nella casa spoglia e bianca come un ospedale. Sembra un marziano (o un kobaïano, se mai qualcuno è riuscito ad avvistarli), ma l’ipotesi extraterrestre va rigettata. Probabilmente Martín lo raffigura glabro, senza naso e con gli occhi da rettile affinché il lettore lo percepisca come uno straniero nel quale non trovare nulla di familiare. Consuma un pasto preconfezionato e plasticheggiante in stile McDonald, e un finto albero di Natale minimalista a forma di lisca di pesce crea un’atmosfera surreale e accentua la distanza dagli esseri viventi che stanno al di fuori della scatola/appartamento.

Nei capitoli successivi, a dispetto della voglia di isolarsi e di annullare i sentimenti traendo ispirazione dagli oggetti tecnologici con i quali si è circondato, l’alieno si mette continuamente in relazione con altri esseri viventi provando la più vasta gamma di emozioni. In tutti i brevi capitoli del fumetto ascolta, guarda o incontra fidanzate, serpenti, operatori del pronto soccorso, gatti, emitteri, genitori, fattorini, presentatrici televisive, prostitute e adolescenti asiatici asessuati. Ed ogni volta manifesta noia, curiosità, dispiacere, crudeltà, indifferenza, tristezza, gioia o ansia. Alla faccia del millantato isolazionismo!

L’alieno vive in bilico fra la voglia irrefrenabile di urlare la propria individualità e unicità e la presenza prepotente di una società massificata e omologante che si insinua sotto tutte le forme, dal cibo preconfezionato alla moda imposta dall’alto.
La vera beffa è che anche lui si è trasformato in modello da imitare e duplicare, trasformando il suo isolazionismo in qualcosa che il lettore può osservare, sezionare e studiare. O forse quello che a lui sembra un originale stile di vita non è altro che quello che succede a tutti i suoi simili (e di cui nessuno può venire reciprocamente a conoscenza) nella miriade di palazzi e grattacieli che lo circondano.

lunedì 12 aprile 2010

Il mio capitolo su Hitman nel libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi

Come detto in precedenza ho scritto un pezzo su Hitman per il libro Garth Ennis - Nessuna pietà agli eroi. Ritorno sull'argomento perché il libro è ordinabile su Anteprima n. 224 (in uscita a breve - domani? - in fumetteria). In alternativa lo trovate a Napoli Comicon allo stand di Nicola Pesce Editore/Golden Distribution.
Nel blog di Edizioni XII ci sono le schede di tutti gli autori del libro.

Il sommario del capitolo dedicato a Hitman:

6.1. Chi è Hitman
6.1.1 Storia editoriale
6.1.2 Il personaggio
6.1.3 I disegnatori di Hitman

6.2 Stile e struttura
6.2.1 Hitman nell’universo narrativo DC
6.2.2 L’apertura di Hitman a tutte le tematiche di Garth Ennis
6.2.3 Kathryn McCallister e Kathryn O’Brien
6.2.4 I tormentoni come aspetto della serialità
6.2.5 Un caso di costruzione della tavola: l’infanzia di Natt
6.2.6 Il gusto per le citazioni cinematografiche

6.3 La guerra
6.3.1 Introduzione
6.3.2 Iraq
6.3.3 Africa

6.4. I supereroi
6.4.1 Iconoclastia
6.4.2 Metanarrazione
6.4.3 Batman
6.4.4 Eroismo

6.5. Etica e politica
6.5.1 Premessa
6.5.2 Stato, CIA e corporazioni
6.5.3 Piccole comunità
6.5.4 Rivoluzione
6.5.5 Il cannibalismo
6.5.6 L’amore e l’amicizia

giovedì 1 aprile 2010

Fandango manda al macero Storia di Astarte di Andrea Pazienza


Nei giorni scorsi la nuova edizione di Storia di Astarte di Andrea Pazienza pubblicata da Fandango è stata criticata a causa della scelta di rimontare le tavole originali (ne ho parlato in questo e quest'altro articolo).
Le critiche sono state così ficcanti che la casa editrice ha fatto marcia indietro decidendo di mandare al macero l'edizione rimontata. Al suo posto sarà pubblicato un volume filologicamente corretto con le tavole integre e in formato album.

Disney, Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera stanno pensando di fare la stessa cosa con Gli anni d'oro di Topolino. La riedizione del Topolino di Floyd Gottfredson era stata criticata a causa della scelta di colorare le strisce.
Dal prossimo volume la collana passerà al bianco e nero e l'editore comunicherà la modalità per sostituire i primi volumi con delle edizioni nuove di zecca e prive della colorazione.

mercoledì 31 marzo 2010

Koren Shadmi nel sito Lo Spazio Bianco


Nel sito Lo Spazio Bianco è stato riproposto l'articolo su Koren Shadmi che avevo scritto un mese fa per il blog del festival Bilbolbul. Se vi era sfuggito ora non avete più scuse!

Il sito di Koren Shadmi.

martedì 30 marzo 2010

New York di Will Eisner (recensione)

New York di Will Eisner

Einaudi ha pubblicato nella collana Stile Libero il volume New York di Will Eisner, un grosso tomo di più di quattrocento pagine che raccoglie quattro distinte opere realizzate dall'autore americano fra il 1981 e il 1992.
I quattro fumetti, intitolati New York: La Grande Città (1986), Il palazzo (1987), City People Notebook (1989) e Gente invisibile (1993), hanno come tema comune l'ambientazione a New York, città cara all'autore che non si limita a fare da sfondo ma spesso diventa la vera protagonista delle storie.
E' quello che succede nella prima graphic novel del volume, intitolata non a caso New York: La Grande Città. Nei brevi racconti che la compongono Will Eisner sceglie di volta in volta degli elementi tipici della città - la grata di aerazione della metropolitana, la scalinata di un palazzo, il bidone della spazzatura, la metropolitana, l'idrante, il suono e la finestra - e da oggetti anonimi e insignificanti li trasforma in osservatori, depositari di storie e catalizzatori di piccoli grandi avvenimenti delle vite dei newyorkesi.
City People Notebook invece è un'indagine su come la città incide su abitudini, modi di fare e stili di vita dei suoi abitanti. Eisner osserva in silenzio i suoi concittadini e fissa su un immaginario bloc notes dei brevi flash in cui mostra quanto le persone siano influenzate da tempo, odore, ritmo e spazio.
I due lavori sono complementari. In entrambi Eisner ha un approccio da archeologo delle vite umane, sbucciate per mostrare le scorze che la gente si costruisce attorno per sopravvivere nella giungla di cemento, e da antropologo delle costruzioni cittadine, nelle quali riesce a cogliere l'anima.
Ed è proprio l'anima racchiusa nei muri della città il tema della graphic novel Il palazzo. Dall'introduzione: "Oggi so che quegli edifici, pieni di risate e macchiati di lacrime, sono qualcosa di più di semplici architetture senza vita. Avendo fatto parte di tante esistenze, devono per forza aver assorbito le radiazioni dei rapporti umani."
In Gente invisibile il ruolo della città diventa molto marginale ed emerge una galleria di personaggi eisneriani che si consumano in esistenze tragiche e grottesche.
La tragedia tocca le vite di tutti i personaggi delle quattro opere, persi in esistenze che spesso valicano i limiti della tollerabilità. Per esempio in New York: La Grande Città una madre povera si vede sigillare dal comune l'idrante sotto casa, unica fonte per nutrire il suo bimbo in fasce. Eisner però ama la sua città e i suoi cittadini ed allevia e rende sopportabili e poetiche le loro vite grazie a dei piccoli tocchi di grottesco, dati sia ricorrendo talvolta a idee fuori dal comune (il personaggio di Gente invisibile che viene tagliato fuori dalla società perché un giornale ha pubblicato per sbaglio la notizia della sua morte) sia disegnando i personaggi con fattezze poco realistiche e molto teatrali.

New York
Eisner Will
Einaudi
2008
427 pagine
€ 24,00

Inoltre:
The Spirit di Will Eisner.
The Spirit dopo il 1952.
Will Eisner da The Spirit alle graphic novel.

domenica 28 marzo 2010

L'audace Bonelli: il sommario del catalogo



Il libro-catalogo di oltre 240 pagine dedicato alla mostra L'Audace Bonelli. L'avventura del fumetto italiano sarà tra poco disponibile presso le librerie e le fumetterie. Nel frattempo, può essere richiesto direttamente a Napoli Comicon mandando una mail ad antonio@comicon.it.

Ecco l'indice:
Introduzioni

I primi 70 anni
L'Audace Avventura di Pier Luigi Gaspa
Bonelly Story... di Gianni Brunoro
A proposito di Eroi
Vocazione Avventura di Moreno Burattini
Tex e Dylan Dog - Divertimento popolare e arte di Luca Boschi
A riveder le stelle - Passato e presente della fantascienza nei fumetti Bonelli di Glauco Guardigli
Bonelli e la stagione del fumetto d'autore di Raffaele De Falco
Romanzi grafici e miniserie - Le nuove strategie editoriali della Bonelli di Antonio Iannotta
Poker di donne - Legs, Gea, Lilith e Julia: fumetto popolare, italiano, femminile
Magia in casa Bonelli di Luciano Tamagnini



Fenomenologia di Bonelli
Crescete e moltiplicatevi - L'origine del formato Tex di Moreno Burattini
Il formato a striscia di Luca Boschi
Fenomenologia di Bonelli di Sergio Brancato
Bonelli e la cultura popolare italiana - Un anti-modello canonico di Matteo Stefanelli
Quarant'anni a colori - Bonelliani oltre il bianco e nero di Loris Cantarelli
Popolare d'autore - Bonelliani "tuttofare", tra arte e quotidianità di Loris Cantarelli
Lo straniero senza nome - Edizioni estere e autori internazionali di Raffaele De Falco
L'unione fa la forza - Team-up e crossover bonelliani di Loris Cantarelli
Traduttore, traditore? - I fumetti non italiani di Sergio Bonelli di Alfredo Castelli

Omaggi, memorie, testimonianze
Memorie di un texiano non pentito di Gianni Canova
La Signora e il Vagabondo di Graziano Frediani
La Bonelli sconosciuta (ai più) - Origini, curiosità, misteri di Gianni Bono
Chi era Ubaldo Lay? di Gianni Bono
Conversazione con Gianluigi Bonelli
Col piccolo aiuto dell'amico Nolitta di Franco Busatta
Il Dizionario segreto di Aldredo Castelli
Essere o non essere, Dylan Dog di Roberto Recchioni

Bibliografia di Loris Cantarelli

Le spoglie di Andrea Pazienza sono come quelle del maiale: non se ne butta via nulla


"L’impressione, decisamente sgradevole, che mi resta, è che le spoglie di Pazienza siano un po’ come quelle del maiale: non se ne butta via nulla."
Lo scrive Daniele Barbieri nel blog Guardare e leggere.
Come il maiale, le tavole di Storia di Astarte di Andrea Pazienza sono state fatte a pezzi e buttate nel tritacarne.
Nel blog di Luca Boschi alcuni lettori si sono indignati: "chi ha fatto la scelta di questo "smembramento" delle vignette non ha rispettato il lavoro di Paz. E non sa nulla di fumetto. Che peccato".
A dire il vero la pratica di massacrare le tavole contraddistingue quasi tutti gli editori di fumetti, come avevo scritto sei anni fa in questo articolo (improntato sulla stessa somiglianza fra fumetto e poesia di cui ha parlato Michele Petrucci nei commenti all'articolo di Barbieri).

E io che pensavo che l'unica pecca del libro fosse la prefazione di Roberto Saviano!

ps: tutti si indignano per quello che è successo alle tavole di Andrea Pazienza e nessuno dice nulla del Topolino di Gottfredson??

AGGIORNAMENTO
A proposito del Topolino di Gottfredson Patrizia Mandanici ha paragonato la colorazione delle tavole del fumetto con la colorazione dei film in bianco e nero.

mercoledì 24 marzo 2010

Essere o non essere, Dylan Dog


In occasione della mostra L'Audace Bonelli - L'avventura del fumetto italiano è stato pubblicato un catalogo con interventi di Luca Boschi, Luciano Tamagnini, Valentina Semprini e di alcuni autori che collaborano con Sergio Bonelli Editore.


Roberto Recchioni ha messo in rete il suo contributo:
"Scrivere un personaggio a fumetti creato da qualcun altro è difficile.

Se poi quel qualcun altro è Tiziano Sclavi e quel personaggio è Dylan Dog, l’impresa è ancora più complicata.

Perché Dylan, pur appartenendo alla tradizione dei personaggi Bonelli e condividendone molti dei tratti caratteristici, è probabilmente il più autoriale dei personaggi popolari. O il più popolare dei personaggi d’autore, decidete voi.

Costruito da Sclavi secondo i dettami avventurosi della casa editrice, fortemente codificato nei suoi atteggiamenti topici, al pari di un James Bond o di un Indiana Jones, Dylan è solo apparentemente un personaggio seriale. Sclavi infonde in lui tutta la sua sensibilità, le sue paure, le sue passioni e le sue ossessioni. Ma per quanto questa operazione sia degna di" [continua su Asso Merrill]

martedì 23 marzo 2010

Topolino di Floyd Gottfredson: alcune perplessità


Immaginate l'opera omnia di Cesare Pavese, Hermann Hesse o Ernest Hemingway. Immaginate che l'editore sia poco soddisfatto dei testi scritti da questi autori. Immaginate che chieda ad altri scrittori di interpolare le opere originali con testi nuovi di zecca.
Quale sarebbe l'opinione unanime sull'editore?


La colorazione di un fumetto in bianco e nero corrisponde all'interpolazione di un'opera letteraria. Non mi spiego perché Disney, Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera vengono osannati da lettori, editori, autori e critici per la pubblicazione dell'opera omnia di Floyd Gottfredson...

Illustrazioni da Sekvenskonst.


Meno male che per una volta non sono l'unico a essere perplesso. Il commento di Marco Farinelli dal forum di Comicus:
"Per me, bocciato.
non apprezzo la grafica esterna, ma questo è ininfluente.
il formato è indecorosamente penalizzante, bellissime figure del topo qui risultano "mangiate", in special modo nelle scene notturne. la ricchezza della pennellata è un ricordo.
i colori mi rivoltano. mi sono bastati gli "orizzonti" inventati nella seconda e terza strip per capire l'andazzo. quando poi il colore si mangia le linee cinetiche pasticciate tipiche di Gottfredson (o. peggio, quando cerca di salvarle come nella seconda strip di pg. 48)... vabbé.
e questo sarebbe anche uno dei periodi più semplici da colorare, per via dei retini più leggeri. immagino cosa succederà nella storia con Tubi, o in quella del Mostro Bianco...
per finire, mi lascia perplesso il lettering. non era possibile fare qualcosa di più "morbido", magari inventando un font-gottfredson?
"

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